LA CRETINA COMMEDIA

Onda pazza del 3 marzo 1978 - Parodia dell’Inferno dantesco. Nei vari gironi si agirano alcuni personaggi locali, tra cui l’on. Pandolfo, amante di cavalli, il vicesindaco Maniaci, il costruttore Giuseppe Finazzo, soprannominato Percialino, perché proprietario di una cava di pietrisco, poi indiziato per l’omicidio di Peppino.

(Girone degli ignavi)
… E più tardi vedrai il grand’onorevole
Pantofo, che ha deciso l’abbandono,
senza però ottenere alcun perdono.

Infatti egli sta in piedi su una palla,
e mentre dietro un cane lo addenta
è costretto a inculare una cavalla.

Voce di Peppino: “Sì, sì, si tratta proprio del cane dell’onorevole, siamo andati a registrarlo dal vivo e a chiedere notizie del suo padrone che, a quanto pare, da molto tempo non si vede in giro, che, a quanto si dice, ha abbandonato la vita pubblica e non sarà presente neppure alle prossime competizioni elettorali, molti sostengono per far largo ai giovani, altri insinuano che ha rinunciato alla politica per amore dei cavalli, ma c’è di più, si dice che è talmente legato alla sua cavalla bianca, che addirittura è entrato in paranoia di gelosia: ha licenziato il suo armigero palafreniere e stalliere Ninni Carozzo, perché geloso della sua cavalla”. (Si sente Patty Pravo in “Non ti bastavo più”, mentre Peppino continua a ripetere: “Ah, Ninni, Ninni, comu t’arriducisti (come ti sei ridotto)”).

...Scendemmo ancora per un altro lato
dove c’eran color che nella bocca
puzzano per i culi che han leccato

E il mio maestro: “Volgiti, che fai?,
vedi là Maniàco che s’è desto,
dalla cintola in sù tutto il vedrai”

“O tu che di Mafiopoli sei il vice,
gli dissi, che ci fai in questo loco?”
“Lasciami stare”, triste egli mi dice,

qui son dannato a soffrire di tifo,
tentai di spostare il campo sportivo
e tutti ora mi dicono: “Che schifo!”

Così arrivammo al centro di Mafiopoli,
la turrita città piena di gente
che fa per profession l’ingannapopoli.

Voce di Peppino (mentre si ode lo scroscio d’un cesso e il suono d’una sirena): “Sì, è l’ambulanza di Mafiopoli, anch’essa è finita all’inferno, sta trasportando un ferito all’ospedale Santo Spirito.

E c’era don Peppino Percialino,
artista d’intrallazzi e di montagne,
che annusava un po’ di cocaino

sì di cocaino al naso, come si dice, sniffava, no, no, pisciava, non so se pisciava, cacava, non si sa se grugniva o se sparava,

gridava: “Sono sempre un galantuomo,
amico degli amici e di Pantofo:
presiedo una congrega: I’Ecce Homo,

e adesso nel mio cul tengo un carciofo”.

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