STORIE DAMORE E DI
CORTEO
tratto da "Il
Manifesto" di sabato 23 marzo 2002
Di
Stefano Benni
Cara Uga, di nuovo una
grande manifestazione, e anche stavolta non so cosa accadrà tra
noi. Ora il film della nostra relazione si dipana fluttuando come
una cometa radiosa sullo sfondo stellato del passato (hai sempre
detto che come poeta ti ricordo Baglioni, non ho capito se è un
complimento o no). E vedo il nostro amore, dorato giocattolo
nelle mani beffarde del destino, arrancare incerto e dubbioso,
fatto più di occasioni mancate e inspiegabili separazioni che di
vicinanza. Con questo non voglio insinuare che mi eviti, Uga, ma
diciamo che una serie di circostanze sfortunate si è da sempre
frapposta tra i miei e i tuoi (spero) desideri. Ci conoscemmo,
ricordi, molti anni fa a un campeggio estivo alternativo. Tu eri
femminista-cannarola, io marxista-situazionista. Ti vidi e subito
mi invaghii, eravamo nudi e un po scottati, tu sul fucsia,
io sullindaco, e leggevamo lo stesso libro, lEcologia
della Mente di Bateson, tu sottolineavi quello che non
capivi, io quello che capivo. Ti proposi una cena a base di
pesce, ma tu eri allora nella fase ramadan-pelagica, vale a dire
che non mangiavi nulla che vivesse sotto il livello del mare, con
leccezione dei granchi purchè catturati sul bagnasciuga.
Cercai di conquistarti suonando Brel, ma tu eri ideologicamente
musical-beatnik e ascoltavi soltanto cantautori con pantaloni
scampanati. Parlammo di pensiero sistemico, di orgasmo multiplo e
di conflitto politico, e tu mi dicesti che temevi la scalata
finanziaria di un certo Berlusconi. Berlusconi chi? risposi io, e
tu, deliziosamente, sbuffasti. Lanno dopo ti rividi a un
festival di poesia contro la guerra, centomila persone e dieci
miliardi di zanzare nella stessa pineta. Io ero diventato
dylan-kerouacchiano e avevo grandi speranze di piacerti. Ma
quando ti vidi col poncho e gli zoccoli andini, capii. Eri
diventata guevarista-terzomondista. Ascoltavi soltanto i poeti
sudamericani e quando salì sul palco Ginsberg ti tappasti le
orecchie. Provai a cantarti El condor pasa degli Inti
Illimani, ma la mia pronuncia spagnola era imprecisa e non mi
ascoltasti, anche perché ti baciavi a raffica con uno che più
che dalle Ande sembrava sceso dalla Val Brembana. Ricordo che gli
parlavi di un certo Berlusconi. Berlusconi chi? ti diceva lui.
Che rabbia, io invece mi ero preparato, sapevo benissimo che era
uno che aveva delle televisioni, un innocuo finanziere lombardo.
Alcuni anni dopo ci fu una grande manifestazione per le lotte
operaie. Avevo saputo che eri entrata in un collettivo
operai-studenti e io ero lì con un bidone-tamburo, nello
spezzone di Potere Siderurgico. Tu sfilavi cento metri più
avanti, bellissima, con la tuta arancione e il casco con la
lucina. Ma eri sotto lo striscione di Lotta Mineraria e mi
guardasti con un certo disprezzo.
Mi spiegasti che io difendevo laristocrazia operaia, mentre
per te erano importanti solo le lotte del sottosuolo del Sulcis.
Eri con quattro ragazzi sardi che cantavano da tenores, tennero
la stessa nota per tutti e sedici i chilometri del corteo, io che
mi ero preparato tutto Guccini e Lolli mi misi da parte. Sentii
che urlavi al megafono Berlusconi e la Pidue, ecco il
nemico. Io pensai: questa è pazza, non capisce che i
pericoli sono ben altri. Pochi anni dopo ci fu la manifestazione
contro la Pidue e le stragi. Sapevo che avresti sfilato nello
spezzone di corteo Diessino, che eri diventata moderata, e anchio
per amore tuo avevo preso la tessera. Ti vidi con i jeans e i
capelli corti, ma ahimè, mi ero perso la tua ultima sterzata
politica. Eri insieme a quelli del Manifesto, parlavi con Parlato
e campettavi con Campetti, e mi guardasti severamente. Nascosi
gli spartiti di Venditti e la chitarra intarsiata col volto di
Occhetto e decisi di andare allattacco. Ti dissi, sei una
massimalista, la Pidue è una tigre di carta, non sono le logge
segrete a far la politica, la democrazia italiana è salda, e
anche quella cecoslovacca, e il tuo Berlusconi, se scende in
campo, non prenderà neanche il cinque per cento di voti. Fosti
colpita dalla mia energia polemica, allora colsi lattimo
favorevole: vieni a cena con me, ti dissi, sono diventato
vegetariano cicorista-plutarchiano. Sei proprio vetero, mi
rispondesti ridendo, io mangio solo macrobiotico.
Poi ci fu la prima grande manifestazione per lUlivo. Ti
cercai per tutta la piazza, tra migliaia di persone, fin sotto il
palco del concerto, sapevo che simpatizzavi per Bertinotti e
stavolta avevo tutto, la tessera e anche il portaocchiali al
collo e la pipa, anche se non mi piace, e porcocane, non ti vedo
con un cappotto brezneviano, proprio dietro a Cossutta? Pazzo di
amore e rabbia, ti rimprovero lulteriore scissione, quindi
ti comunico ufficialmente che anchio mi sono convertito
alla macrobiotica, e ti invito a cena in un ristorante così
integrale che gli stuzzicadenti te li devi fare tu da un tronco.
Ma tu rifiuti spiegandomi, col solito angelico sorriso, che a
forza di frequentare festival dellUnità sei diventata
lardodipendente, mangi salsiccia dalla mattina alla sera e
cotechino quando sei a dieta. Adesso che siamo al governo, grido,
il tuo Berlusconi è sepolto per sempre, e anche il tuo
Proporzionale e il tuo Esenin (non sapevo più cosa dire).
Ed ecco il primo megaconcerto per il governo DAlema.
Stavolta non puoi sfuggirmi. So che sei Dalemiana convinta. Sono
stato a scuola di vela, cucino come uno chef, ho fatto il
cameriere al Rotary per ascoltare le ragioni degli imprenditori.
Fendo la calca della piazza e come mi appari? Vestita di nero,
con il piercing e i capelli viola e azzurri. Sei diventata
dark-damsiana e contesti DAlema, con lievi educati fischi.
Ti affronto dicendo che DAlema spazzerà via Berlusconi,
aprirà i dossier sulla Pidue e le stragi, redimerà la
Confindustria e promulgherà una legge durissima sul conflitto di
interessi. Aggiungo: se vieni a casa mia so cucinare i piatti
poveri alla Vissani, minestra di zampe di gallina al tartufo e
ostriche vuote. Ti sei imborghesito, mi rispondi, io mangio sushi
da mesi. E vedo il tuo nuovo fidanzato, un maoista-taoista
giapponese fotografo di moda che suona il koto con i piedi.
Ed eccoci qui, alla grande manifestazione di oggi a Roma. Io sono
autoconvocato girotondista, ho fatto più girotondi di Pippi
Calzelunghe. Mentre tu, lo so, sei una new-global e sei stata a
Porto Alegre. Ma stavolta non mi maschererò. Entrerò nella
piazza roteando come un derviscio, ti girosfilerò intorno e
intanto mangerò cioccolata, mangio solo quella ormai, peso
centosedici chili perchè finalmente ho capito che Berlusconi è
un avvelenatore della democrazia, cho messo del tempo ma lho
capito, anzi ho capito che più ascolti le ragioni degli
imprenditori e meno loro ascoltano le tue. Ti chiederò scusa di
tutto, ti verrò vicino e ti dirò: perchè non mi vuoi? E se mi
respingi ancora, farò una di queste tre cose:
O mi suicido.
O mi iscrivo alla corrente di centro dei mastelliani di sinistra.
O da lontano ti saluterò , tra centinaia di migliaia di persone,
e ti dirò addio, questa è lultima volta, mai più
cercherò il tuo amato volto tra la folla e le bandiere, mai più
ritmerò i passi del corteo con quelli del mio cuore innamorato.
Ma tu sai già che non è vero.
Ti cercherò ti inseguirò ti desidererò ancora, Uga. E se ti
incontrerò ti chiederò di sciogliermi un assillo che mi
tormenta da tempo.
Io lo so perché sono qui alla manifestazione, sono qui per te
Uga, ma tutti questi altri, tanti e tantissimi, come mai
continuano a riempire le piazze, cosa credono, cosa sperano? Che
tutti abbiano un Ugo o unUga da incontrare in mezzo alla
folla? O qualcosa daltro? Cosa li fa resistere, se ogni
volta che la società sfida davvero la miseria della politica,
ritorna la malattia oscura del nostro paese. Quel buco nero che
ingoia lealtà e civilità politica, quel buio che la destra
intorbida, ma anche la sinistra al governo, non ha saputo e
voluto illuminare. E da questa oscurità riemergono i burocrati
del ricatto, in versione new economy con nuovi sponsor e nuovi
cappucci. Eppure moltissimi anche oggi non si rassegnano, non si
piegano, continuano a sperare. Che cosè questo sortilegio?
Unenergia, una passione, unillusione, una
maledizione? Che tipo di amore è, Uga?
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