...Francesco Guccini
Fonte: "Rispieghiamo Guccini per chi era assente", ovvero il sito del grande Ciofansky (http://www.geocities.com/Yosemite/Trails/7558/) e la raccolta di canzoni "Stagioni" con note del Guccio, prefazione di Cotroneo e scritti di Cerami, Eco, Roversi.
"Se dovessi azzardare, in due parole, qual'è il denominatore comune dei testi di Guccini direi che è la gioia dell'impegno, la gioia di combattere le ingiustizie, la gioia di non essere come quell'Italia egoista e volgare vorrebbe che fossimo." (V. Cerami)
"Se Fabrizio De Andrè è stato un poeta della canzone, se Francesco De Gregori è un intellettuale con la chitarra, Guccini è la sintesi di entrambi. Guccini non ha di De Andrè la'immediatezza, la folograzione. Non ha il ragionamento distaccato di De Gregori. Ma ha tutto il resto. Ironia, senso della storia, capacità di indignarsi, impegno politico vissuto con sospetto, curiosità verso il mondo." (R. Cotroneo)
Mi è sembrato interessante inserire queste due belle frasi che ho trovato sul sito del Ciofansky. Ma ora procediamo con ordine!
Francesco Guccini nasce a Modena il 14 giugno 1940, giorno in cui i tedeschi sfilano per le vie di Parigi, ed anche l'Italia è entrata in guerra. Così suo padre dopo pochi giorni parte soldato, e la madre, col figlio piccolo, si rifugia a Pàvana, a pochi chilometri da Porretta Terme, tra Firenze e Bologna, dove i nonni paterni fanno i mugnai. Nel 1945, con la liberazione e il ritorno di suo padre dalla guerra e dalla prigionia in Germania, Francesco ritorna a Modena, dove frequenta le scuole dell'obbligo e poi le magistrali. Finita la scuola, fa il cronista nella sua città, alla Gazzetta dell'Emilia, per un paio d'anni. Nel 1961 si trasferisce con la famiglia a Bologna, dove frequenta l'università, studiando lettere straniere a magistero, dando tutti gli esami ma senza laurearsi. Ogni settembre, dal 1965 al 1985, tiene un corso d'italiano agli studenti americani del Dickinson College di Bologna. Forse per questo suo impiego, mantenuto nonostante il successo crescente come musicista, o forse per il suo titolo di studio, e sopratutto, per la sua altezza notevole, viene talvolta chiamato "Il maestrone".
Ha cominciato a suonare e scrivere canzoni alla fine degli
anni cinquanta: "Il sociale e l'antisociale" è del
1961, il suo primo ellepi ("Folk beat n.1") è uscito
nel 1967. È un disco piuttosto cupo, segnato da una vena di
malinconia che lega come un filo rosso "Auschwitz",
"In morte di S.F.", scritta per la morte di un'amica,
"Venerdì santo" e "La ballata degli
annegati", scritte prima del militare, ma ha già in sè
anche l'ironia ("Il sociale e l'antisociale"), il gusto
della critica e quello della citazione ("Talkin'
Milano"), il tema della memoria ("Auschwitz",
"Il 3 dicembre del '39"), che saranno le
caratteristiche tipiche della musica e delle parole di Guccini.
"Due anni dopo" esce nel 1970: più del primo è ricco
di personaggi "gucciniani", gente comune, senza nome,
come "Lui e lei", (che sembrano gli antenati della
coppia del "Tango per due" di 30 anni dopo), la
protagonista di "Il compleanno", "Al trist",
"L'ubriaco", o personaggi della letteratura, come
Ophelia, o della storia, come Jan Hus e Jan Palak, paragonati in
"Primavera di Praga".
Con l' "Isola non trovata", anche questo del 1970, si
inizia a formare il gruppo di musicisti che accompagna ancora
Guccini, con gli storici Vince Tempera, Ares Tavolazzi ed Ellade
Brandini.
Al passato e alla continuità tra generazioni si ispira,
"Radici", tra i suoi album forse quello più incentrato
sul tema della storia e della memoria, sia per quanto riguarda la
sua storia personale e quella della sua famiglia, come in
"Radici", "Piccola città" (Modena, per la
cronaca), "Incontro", sia per quanto riguarda la storia
di fine secolo ("La locomotiva"), ma anche sul tema del
tempo, come in "Canzone dei dodici mesi" e "Il
vecchio e il bambino".
Nel 1973 arriva l'"Opera buffa", che lo stesso Guccini
definisce "una sorta di parentesi di percorso della mia
produzione discografica", più incentrata sul gioco di
parole, sull'ironia, sull'aspetto conviviale e burlesco del
cantautore simboleggiato dalla dimensione dell'osteria.
Esilaranti "La Genesi" e il "Talkin' sul
sesso".
Nel 1974 "Stanze di vita quotidiana" è la
registrazione, in "stanze" come strofe o come
camere-cassetto, degli avvenimenti e degli stati d'animo di un
anno, "non che questi o queste debbano avere un'importanza
tale che valga veramente la pena ricordarle, ma può far piacere
raccontarle, e a qualcuno può far piacere ascoltarle, tutto qui",
scrive Guccini nella presentazione del disco.
Due anni dopo, nel 1976, esce "Via Paolo Fabbri 43",
come in risposta alle insinuazioni di Bertoncelli, critico che lo
aveva accusato di fare canzoni solo per soldi, anche non avendo
niente da dire. La vera e propria risposta a questa accusa è la
pungente "Avvelenata": "credete che per questi
quattro soldi, questa gloria da stronzi, avrei scritto canzoni?
... vendere o no non passa tra i miei rischi, non comprate i miei
dischi e sputatemi addosso ... tanto ci sarà sempre (e lo
sapete) un musico, un fallito, un pio, un teorete, un Bertoncelli
o un prete a sparare cazzare". Non mancano le storie comuni
e i ritratti, come in "Piccola storia ignobile" e
"Il pensionato", o il sarcasmo e l'autoironia, in
"Via Paolo Fabbri 43" e "Canzone di notte n
2".
Dedicato allo zio Enrico Guccini, emigrato in America. L'America
entra così a far parte dell'universo gucciniano, con la realtà
dell'emigrante Amerigo, ma anche con i "santi
dell'Occidente" di "100, Pennsylvania Ave.", gli
stessi di quell' "America potente e grandiosa, tutto e
niente, bene e male" che sarà della "Canzone per
Silvia".
Gli anni Settanta si concludono con un "Album Concerto"
del 1979, registrato dal vivo con i Nomadi.
Con "Metropolis" (1981) le città diventano simbolo:
Bisanzio è il mistero, la civiltà antica e la storia, Venezia
è "un sogno" e, come tutti i sogni, "un imbroglio
che riempie la testa soltanto di fatalità", Bologna è
"una vecchia signora che fu contadina", "volgare e
matrona", "capace d'amore, capace di morte",
"Parigi minore", Milano è lo "zoo
metropolitano", popolato da bimbi "coi vestiti comprati
all'Upim".
In "Guccini" (1983), "Signora Bovary" (1987),
"Quasi come Dumas..." (1989)..... rincontriamo quei
personaggi a cui ormai ci siamo affezionati, vecchi
("L'ubriaco") e inediti, figure originali
("Keaton"), personaggi della vita del cantautore
("Van Loon", "Culodritto", ovvero la figlia
Teresa, o citazioni letterarie ("Gulliver",
"Signora Bovary").
Intanto nel 1989 inizia ufficilalmente l'attività letteraria di Guccini, con la pubblicazione del suo primo romanzo, "Croniche epafaniche" (Feltrinelli), che racconta la sua infanzia a Pavana, seguito nel 1993 da "Vacca d'un cane", il racconto dell'adolescenza modenese e degli esordi musicali. Nel 1994 scrive un racconto lungo, "La cena", uscito nel volume "Storie d'inverno" (ed. Mondadori). Una raccolta di suoi articoli pubblicati su Comix è stata pubblicata nel 1996 col titolo "La legge del bar ed altre storie" (ed. Comix). Nel 1997 ha poi esordito nel genere noir, firmando insieme al giallista bolognese Loriano Macchiavelli, il romanzo "Macaronì", ambientato nella Pàvana degli anni trenta. Il libro ha avuto molto successo, e nel 1998 ha avuto il seguito: "Un disco dei Platters", ambientato stavolta negli anni sessanta. Entrambi sono editi da Mondadori. Il 5 luglio 1998 presenta presentato un documentatissimo dizionario del dialetto pavanese. Guccini oggi vive a Bologna, in via Paolo Fabbri 43, ovviamente, anche se medita di trasferirsi definitivamente a Pàvana.
Gli anni Novanta si aprono con la negazione "Quello che
non" (album del 1990), "lo sfogo di uno che scopre di
vivere con una persona che non lo considera più molto",
questione privata considerata simbolo di "tutto il malessere
delle sinistre". "Parnassius Guccinii", del 1993,
contenente alcune canzoni minori, come "Parole" o
"Dovevo fare del cinema", ritrova proprio in queste il
gusto per il gioco ironico con le parole, quelle parole "di
fil di ferro e spago", che sono per lui "un vizio
antico" ("per la battuta mi farei spellare",
confessa).
Sembra un ritorno al concept l'album del 1996, "D'amore, di
morte e di altre sciocchezze": l'amore di "Vorrei"
e della "Canzone delle colombe e del fiore", l'amore e
la rabbia di Cirano, l' "amore universale" di
"Stelle", la morte di un amico, al quale è dedicata
"Lettera", la morte tragicamente ironica del
"Matto" e quella malinconica del "Caduto", ma
anche le "altre sciocchezze" ("le sciocchezze ci
sono perché, se Dio vuole, siamo capaci di pensare non soltanto
all'amore o alla morte"), i "Quattro stracci" e
"I fichi".
Le "Stagioni" dell'album del 2000 sono
"Autunno", "Inverno '60", "Primavera
'59", incorniciano il brano ispirato alla morte di Che
Guevara, in fondo anche lui "personaggio del passato che
serve a inquadrare il presente" come Don Chisciotte e Sancho
Panza. L'album si conclude con un vero e proprio manifesto,
"Addio", di indignazione e rifiuto per le ipocrisie
della società odierna perfettamente incarnate nel mondo dello
spettacolo.
Home - This is me!!!! - Amici, nemici, conoscenti e affini - Luoghi, viaggi, vacanze e mezzi di trasporto - Scuola - Dubbi esistenziali - Arte varia - SforzaItalia - Link