...REM

Fonte: www.ondarock.it e http://digilander.iol.it/Buglione/index.html (i saccheggi continuano...)

Nati come "college-band", i REM prendono il nome dal "rapid eye movement", il movimento rapido dell'occhio nella fase più intensa dei sogni. La loro terra, la Georgia, è impregnata della letteratura sudista di William Faulkner e di una ricca tradizione di fiabe "noir". Come ha detto una volta Stipe: "La Georgia sembra un deserto culturale: la attraversi in auto e vedi solo una fila di McDonald's e centri commerciali. Ma se guardi due isolati più indietro, troverai la vera natura delle cose". Si formano ad Athens (Georgia) nell'aprile 1980 dall'incontro tra il cantante John Michael Stipe, il batterista William Thomas "Bill" Berry, il bassista Michael Edward "Mike" Mills e il chitarrista Peter Lawrence Buck. Il padre di Stipe è un militare di carriera e si sposta spesso, con l'intera famiglia, per tutti gli States. Gli interessi iniziali del figlio Michael non sono rivolti alla musica ma all'arte in generale. Il neonato movimento punk attira la sua attenzione, ma lo affascina soprattutto Patti Smith. "Mi mise k.o. - ricorda Stipe -. Avevo delle schifose cuffiette di mio padre, e mi sedevo tutta la notte a mangiare ciliegie e ad ascoltare incantato il suo 'Horses'. Cazzo, come fa a fare questa musica, è incredibile, ripetevo dentro di me". Nel 1978 si iscrive alla facoltà d'arte dell'Università della Georgia ad Athens. È Peter Buck commesso nel locale negozio di dischi Wuxtry e appassionato di pop music, a convincerlo a fondare una band. Entrano in contatto con Berry e Mills (due amici d'infanzia che abitano nella vicina Macon), entrambi militanti in alcune band di southern rock.

Tra l'80 e l'82 girano l'America. Ad Albuquerque, Nuovo Messico, suonano in un locale per "single", pieno di bulli e prostitute, rimpiazzando uno show di spogliarelliste: scoppierà una rissa. Si esibiscono anche nella base aerea militare di Wichita Falls, Texas, ma l'accoglienza dei marines non è più tenera: "Volavano arance sul palco - racconta il chitarrista Peter Buck - e ti passavano bigliettini con messaggi come: 'Se suonate ancora una canzone come questa vi pestiamo, brutti froci!'". Sin dal 45 giri "Radio Free Europe"/"Sitting Still" (luglio 1981) la formazione evidenzia un deciso orientamento psichedelico che li rende novità appetibile della scena alternativa anche grazie a innumerevoli concerti in tutti gli Stati Uniti. L'etichetta I.R.S. che li mette sotto contratto e nel 1982 pubblica il mini LP d'esordio "Chronic Town": cinque canzoni che stupiscono per l'originalità e la freschezza, caratterizzate anche dalla voce molto particolare di Stipe.

Già all'esordio su 33 giri, con "Murmur", i REM diventano il gruppo del momento negli Stati Uniti, l'unico capace di fare musica "underground" conquistando il pubblico. Il 33 giri li lancia nelle zone alte delle classifiche indipendenti, anche britanniche. Il successo è ribadito dai dischi successivi, in cui cresce il livello dei testi e l'impegno politico.
"Uniamoci e costruiamo un nuovo paese", cantano nell'inno ecologista "Cuyahoga" ('86), in cui le acque rosse dell'Apalachee diventano fiumi di sangue degli indiani massacrati dai bianchi, mentre il fiume Ohio si avvelena di scorie industriali. E si affacciano anche le prime canzoni d'amore, come "The one I love", struggente storia di tradimenti. Una sfida per Stipe che le aveva sempre viste con diffidenza. Anche la musica si evolve: il "Reckoning" (1984) accentua l'aspetto psichedelico e prepara il terreno per una transizione verso una musica meno velata, rappresentata da "Fables Of The Reconstruction" (1985). "Life's Rich Pageant" (1986) viene salutato con entusiasmo e arriva a vendere mezzo milione di copie grazie a un suono più brillante e rockeggiante. Il successo spinge la I.R.S. a pubblicare "Dead Letter Office" (aprile 1987) contenente brani inediti e retri di singoli. "Document" (settembre 1987) è l'opera della consacrazione, che arriverà con il contratto stipulato con la Warner Bros, siglato da un altro disco di rock ben costruito e ottimamente eseguito: "Green" (1988), verde, "il colore degli ecologisti, ma anche dei dollari". Il messaggio è una sorta di riarmo morale di fronte al cinismo di quegli anni. L'ironia è sottile nella trascinante "World leader pretend" ("aspirante leader mondiale"). E in "Orange crush" si parla di guerra chimica (da "orange agent", gli squadroni che tiravano il napalm sui civili in Vietnam). Dal sostegno al Tibet oppresso alla lotta contro l'Aids, dalle battaglie ecologiste alle campagne per i democratici, i REM non perdono occasione per fare politica. "Negli Usa siamo etichettati come un gruppo radicale - raccontano -. In realtà siamo moderati, ma nell'era di Reagan e Bush non restava che essere radicali". Nel 1991, in piena guerra del Golfo, esplode l'album del trionfo mondiale, "Out of time", dieci milioni di copie vendute e un'introduzione apocalittica: "Il mondo sta collassando intorno alle mie orecchie". Un verso che suona come una condanna. "Centinaia di migliaia di americani hanno protestato contro quella guerra, ma nessuno ne parlo'", ricorda Stipe. È un disco con diversi spunti acustici e folk, che lancia la ballata "Losing My Religion" e la frizzante "Shiny Happy People". Con un colpo a sorpresa il quartetto decide di non far seguire un tour a questo nuovo sforzo discografico e clamorosamente il nuovo "Automatic For The People" (1992), annunciato dal bel singolo "Drive", seguito da "Man On The Moon" e dalla sofferta "Everybody Hurts", arriva a vendere più di quindici milioni di dischi in tutto il mondo.

Il loro segreto è un impasto, meticolosamente dosato, di acustica ed elettronica, melodia ed energia, rock rurale americano, psichedelia e punk inglese. Una formula evolutasi negli anni, ma senza perdere i suoi tratti inconfondibili: le chitarre arpeggiate, il forte contrappunto ritmico, l'aria trasognata e le cantilene stralunate di Stipe. "Il mio metodo - spiega - consiste nel ripetere all'infinito, come fanno i bambini, alcune frasi molto "sonore" carpite alle persone, o nel riprendere motivi dell'inconscio collettivo". E poi ci sono i testi, spesso criptici, costruiti a flash, pieni di personaggi e giochi di parole. Stipe è l'artista del gruppo, l'autore dei testi e l'uomo-immagine, con i suoi look camaleontici. Eppure è timido, introverso: "Sono sempre stato paralizzato dalla mia insicurezza. Ma ho dovuto imparare a comunicare. Bisogna divertirsi a essere delle star, altrimenti rischi di rovinarti". E Stipe è stato al gioco quando ha affermato: "Sono sessualmente ambiguo, ma non chiamatemi bisessuale". Un'uscita che ha contribuito anche ad alimentare la leggenda che lo vorrebbe sieropositivo. "Non potrei stare meglio, se non ho mai smentito pubblicamente è perchè non volevo ferire la sensibilità dei malati di Aids", preciserà nel '94, dopo l'uscita di "Monster", il disco più "grunge" della band georgiana.

Il loro batterista storico, Bill Berry, stanco del mestiere di rockstar e spaventato dall'aneurisma cerebrale che lo aveva colpito sei anni fa, si ritira. Dopo la defezione di Berry, i REM ricominciano da tre: Stipe, Buck e Mills (il bassista). La musica si aggiorna: l'organo e le batterie elettroniche "low-tech" soppiantano chitarre e mandolini.

"Reveal", un album visionario e melodico, che vuol essere l'omaggio della band statunitense agli anni '60, al sound dei Beach Boys, ma anche ai grandi spazi dell'America. "Tutte le dodici canzoni di 'Reveal' sono ambientate in grandi spazi aperti e selvaggi - raccontano - e contengono dentro di sé l'impressione dell'aria, del respiro, del volo ad alta quota". Il gruppo (con Joey Waronker alla batteria) ritrova a tratti il piglio fresco degli esordi ("The Lifting") e le ballate, vera specialità di Stipe e soci, hanno presto il sopravvento: soffici chitarre che si rincorrono, delicate trame elettroniche intessute dalle tastiere, fiati e archi che sussurrano di romanticismo e sentimenti. A parte il singolo "Imitation of Life", i "pezzi forti" sono soprattutto "I'll Take The Rain" e "I've Been High", piccoli gioielli del classico repertorio REM.

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